Davide Anzaghi
Aulorama I per flauto solo
(ispirato a Lappole di Tomaso Kemeny)
Aulorama II per flauto solo
(ispirato a Lettera scritta a Byron in occasione della primavera di Tomaso Kemeny)
Natale Arnoldi
Intermezzo per violino solo
(ispirato a Guardavo l’officina dismessa di Mario Santagostini)
Emanuela Ballio
Penombra nel confessionale per violino solo
(ispirato a Ditemi voi di Mariella De Santis)
Carlo Benzi
Intermezzo per violino solo
(ispirato a Ritratto in piedi di Maria Pia Quintavalla)
Beatrice Campodonico
Variazioni all’infinito per flauto solo
(ispirato a Brevi danze di Francesca Tini)
Tomaso Kemeny
'900 - lettura della poesia da parte dell’autore
Marco Lombardi
Torsoli, bucce, una foglia di verza... per flauto solo
(ispirato a I ponti di Donatella Bisutti)
Carla Magnan
Voci per flauto solo
(ispirato a Voce di Donatella Bisutti)
Bruno Zanolini
A...volo...che riemerge adagio per violino solo
(ispirato al ciclo di poesie Solstizio in cortile di Marica Larocchi)
Voci recitanti: Clio Cipolletta e
Silvia Pernarella
Flauto: Luisa Sello
Violino: Raffaello Negri
PRESENTAZIONE DELL’EVENTO
Al cospetto dell’irrimediabile declino del Melodramma e del protratto e appagante amplesso che fra Poesia e Musica in esso si consumò, le due Arti s’interrogano, non senza lacrime, sul loro travolgente passato e sui possibili e futuri accoppiamenti. Ancorché stremate dalla reciproca passione che divampò nei purpurei spazi dei Teatri Musicali sette-ottocenteschi, Musica e Poesia perpetuano la memoria di quegli ardori anche quando praticano una sdegnosa solitudine, sempre inconfessabilmente memore di reciproci e appagati desideri. Un infausto destino le separò a dispetto del loro percepirsi inseparabili. Nella Musica pura e nella pura Poesia l’assenza della parola in musica e del suono nella poesia parve a critici, anch’essi puri, un conseguimento alto, una conquistata autonomia. Stolti. Il fremito che visitò gli spettatori del Melodramma lo ritroviamo soltanto ritornando in luoghi e tempi che non sono più nostri pur parlandoci essi come se lo fossero. Chi amò il Melodramma non può astenersi dal provocare l’incontro di Poesia e Musica. L’evento POESIA CHIAMA MUSICA persegue una contiguità fra le due arti dalla quale si auspica possa sbocciare un frutto meraviglioso quale fu il Melodramma. [D. Anzaghi]
Davide Anzaghi: Aulorama I e II L’attuale “superfluità” della Poesia e della Musica (per non parlare dell’Arte in generale) lungi dall’annichilarne il valore le ha sospinte verso l’Eden della nobile Superfluità della quale si avverte pulsante “bisogno”. Mai l’arte fu tanto “necessaria” come quando ne fu sancita la mercantile “inutilità”. Avendo assistito a numerose e incantevoli letture poetiche, pausate da interludi musicali affidati al solo flauto (Debussy, Honneger, Fukuschima, ecc.), l’autore si è determinato a contribuire alla soave coniugazione delle due arti scrivendo due brevi composizioni ispirate al faunesco e mitico suono dello strumento di Pan e al suo incantevole aleggiare. Due aulodie prive di aulicità e ispirate alle poesie di Tomaso Kemeny.
Natale Arnoldi: Intermezzo Suoni, rumori, sibili di un luogo dismesso che suscitano sensazioni, emozioni, ricordi lontani e visioni non più definite, tradotte in musica da figurazioni che non trovano sviluppo.
Emanuela Ballio: Penombra nel confessionale Gesti sonori, idee musicali, ossimori suggeriti dal testo poetico che consumano la loro esistenza in uno spazio temporale alquanto limitato - in cui lo sviluppo sembra depotenziato in favore di figure sintetiche non precostituite - ove tutto succede ma tutto è nascosto, simile a penombra nel confessionale.
Carlo Benzi: Intermezzo Le situazioni sonore che caratterizzano il brano sono il frutto di un’associazione simbolica personale fra le articolazioni strumentali e le immagini della poesia di Maria Pia Quintavalla alla quale il brano è abbinato. L’oscillazione fra timbri tremolati alla tastiera e al ponticello si alterna a cascate di note ribattute fino a far germogliare un principio di polifonia che si estende verso il registro acuto dello strumento. Rapide successioni tremolate si scambiano successivamente con suoni armonici e con articolazioni di arco gettato che aggiungono la dimensione del rumore alle sonorità sinora udite, fino a quando suoni flautati nella zona acuta non concludono il brano, a simboleggiare quasi la luce cui, al suo termine, fa riferimento il testo della poesia.
Beatrice Campodonico: Variazioni all’infinito Il brano è concepito in forma aperta, in otto brevi frammenti, ognuno dei quali caratterizzato da atteggiamenti strumentali diversi (andamento, articolazione del suono, emissione etc...). Gli otto frammenti sono disposti su una linea ideale che richiama il simbolo matematico dell’infinito. È prevista anche l’esecuzione di alcuni frammenti con il flauto in sol, opportunamente trasposto.
Marco Lombardi: Torsoli, bucce, una foglia di verza... ...esterno ...notte ...acqua come ...fiato che scorre ...inspirazioni ...espirazioni ...il ritmo del passo ...che fu del viandante ...il silenzio ...ogni sua risonanza ...quel ponte sono ...io ...sei ...tu ...noi ...siamo i ponti ...che l'acqua sogna di distruggere ...non uccelli ...ma ...gambe pesanti ...come arcate ...corrente che trascina ...sempre più in là ...fragile sponda ...cedevole ...ci aspetta ...un fremito ...qualcosa ...cade ...nell’acqua ...silenzio...
Carla Magnan: Voci Un insieme di voci, di suoni, di emissioni, che si confondono sotto lo sforzo di uscire da una gabbia simbolica. Sono afone, vibranti, agredite o aggressive e arrabbiate, sfruttate e gementi, ma mai rassegnate. Voci, il cui unico desiderio è di uscir fuori, di emergere per farsi sentire e comprendere dal mondo, tese alla difficile conquista del suono, finalmente risonanti e bellissime.
XV edizione - 2008
XIII edizione - 2006
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