I grandi interpreti-virtuosi ebbero sempre un ruolo seduttivo nei confronti dei compositori soggiogati dalla loro arte esecutiva. Analogamente, alcuni insigni flautisti della seconda metà del Novecento ammaliarono a tal punto i compositori coevi da generare un planetario profluvio di opere per flauto solo o per flauto e altri strumenti. Il catalogo delle opere novecentesche per flauto supera quello che Leporello enuncia (“il catalogo è questo”) enumerando le figure femminili sedotte da Don Giovanni, nell’omonima opera di Mozart. Forse si sono fatti meno danni con le composizioni flautistiche. Forse ci si è divertiti meno.
[D. Anzaghi]
Imprudente premessa per presentare un concerto di musiche nuove per flauto e pianoforte. L’afflittiva inascoltabilità di tecniche e poetiche di molte neoavanguardie musicali del Novecento ha gradualmente consentito la rivalutazione del ruolo dell’ascolto per privilegiare il quale si sono attenuate istanze solipsistiche. Le musiche presenti nel programma non mirano alla sperimentazione linguistica, ma piuttosto all’efficacia dei mezzi utilizzati. Comportamenti compositivi diversi allignano nelle opere in prima esecuzione proposte. Nessuna si appaga di alcuna invenzione linguistica che si limiti ad attestare sé stessa.
L’ascolto della musica richiede certamente preparazione e informazione, ma non è propriamente un rito esoterico che esclude il “volgo profano”. Ci sono sempre state musiche difficili, “reservate” come si diceva nel Rinascimento, e musiche più facili, da consumare nella circostanza per cui erano state prodotte.
[P. Cattaneo]
Tutto questo, però, si spinge solo fino alle soglie del secolo passato: l’abbandono della tonalità realizzato dalla cosiddetta “seconda scuola di Vienna” (Schönberg, Berg, Webern e seguaci), invece di creare un nuovo vocabolario e una nuova sintassi, ha prodotto indiscutibilmente una frattura. Da una parte l’ascoltatore medio, restio a considerare concluso per sempre l’universo tonale ma poco disposto a concedere aperture di credito anche a quei compositori che nel Novecento hanno trovato la propria strada senza recidere totalmente i legami con la tradizione. Dall’altra un arroccamento dei compositori cosiddetti d’avanguardia, autonominatisi sole autentiche voci di una modernità lacerata e sconvolta, in un rigorismo linguistico sprezzante perfino nei confronti dell’effettivo risultato sonoro.
Ora questa stagione è finita: si riuscirà a recuperare allora la fiducia all’ascolto anche per prodotti artistici che non fanno parte del circuito della musica commerciale?
Seveso - Accademia Marziali - 19 gennaio 2008 - ore 21
Sonia Grandis, voce recitante - Rose-Marie Soncini, flauto
Raffaele Bertolini, clarinetto - Raffaello Negri, violino - Andrea Favalessa, violoncello
Arnoldi (Intermezzo), Ballio (Penombra nel confessionale), Bombardelli (Super flumina), Campodonico (Variazioni all'infinito), Cattaneo (Intermezzo), Colardo (Ballata per Aung San Suu Kji prigioniera), Di Biase (Intermezzo), Di Gesu (Intermezzo), Ermirio (Encore V - silenzio bianco), Landini (Intermezzo), Molino (Rami I), Rimoldi (In medio), Simoni (Con gli occhi aperti), Zanolini (A...volo...che riemerge adagio)
Milano - Domus Academy - 1 aprile 2008 - ore 21
Sonia Grandis, voce recitante - Luisa Sello, flauto - Raffaele Bertolini, clarinetto
Raffaello Negri, violino - Andrea Favalessa, violoncello - Riccardo Balbinutti, percussioni
Anzaghi (Scatole cinesi), Bo (Intermezzo), Bombardelli (Super flumina), Campodonico (Variazioni all'infinito), Cattaneo (Intermezzo), Colardo (Ballata per Aung San Suu Kji prigioniera), Ermirio (Encore V - silenzio bianco), Giacometti (La lumière d'un visage), Magnan (Voci), Morricone (Come un'onda), Rzewski (To the Earth), Xenakis (Rebonds b), Zanolini (A...volo...che riemerge adagio), Zivkovic (To the Gods of Rhythm)
col sostegno e la collaborazione diPROmoZICA è una formazione unica nel suo genere, costituita da una “sonista”, Reina Portuondo, una violista, Cornelia Petroiu, un sassofonista, Daniel Kientzy, coadiuvati da un regista, Julien Rouvière.
Si dedica all’interpretazione di una musica “mista”, ovvero strumenti tradizionali e suoni elettronici, in un connubio peculiare esperimentato in diretto contatto con i compositori: il repertorio è stato infatti totalmente “scritto su misura” dagli autori coinvolti nel progetto.
La parte elettronica è realizzata in ennéaphonie, un sistema di interpretazione e diffusione multicanale (1+8) concepito da Daniel Kientzy (www.kientzy.org) insieme a Reina Portuondo.
Intorno a un solista, coadiuvato da un secondo musicista operante al centro del dispositivo, esso allea il potenziale inaudito dell’acusmatica a quello della tecnica strumentale magnificato dalle trasformazioni elettroniche operate in tempo reale; una spazializzazione allargata a 8 direzioni (in coppia: lontano-davanti, vicino-davanti, a fianco, dietro) trascende l’ensemble creando una multidimensionalità essa stessa moltiplicata con differenti trattamenti computerizzati di ritardi e sintesi spaziali.
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